Ai democristiani inquieti
Camillo Ruini entrerà nella storia come uno dei cardinali maggiori del Novecento, e non solo perché ha lavorato sotto Wojtyla e Ratzinger, due giganti. Ruini ha capito, tempestivamente, che la missione dei cattolici in politica era schierarsi dovunque fosse loro conveniente in senso civile e culturale, dopo la crisi della Democrazia cristiana, ma essere sé stessi. Per questo ha vinto molte battaglie e ha aiutato i due papi da lui serviti a fare dell’Italia una incredibile eccezione, miracolo imperfetto ma miracolo, nel panorama europeo e mondiale di una secolarizzazione aggressiva e onnivora. Leggi Nasce a Todi il partito-non partito dei cattolici. Centrodestra, poi si vedrà di Paolo Rodari
7 AGO 20

I cattolici italiani, e non potrebbe essere diversamente, sono tutti in qualche strano e controverso modo dei democristiani. Perfino Ruini, che tagliò corto con una vecchia storia e modernizzò le cose come capita alle grandi personalità, era un reggiano già amico di Prodi, altro diccì, e Cossiga lo definì perfidamente “un geniale segretario regionale della Democrazia cristiana”. C’è una missione significativa per Pisanu, per Scajola, per Andrea Riccardi lo storico di Sant’Egidio, per Lupi e Formigoni, per Casini, in fondo anche per Rutelli, e per tutti gli altri che si agitano e, a quanto si sa o si dice, variamente complottano e ordiscono per tirare fuori qualcosa dalla crisi del berlusconismo? Secondo me sì.
La loro missione non è inventare nuovi pasticci, riclericalizzare il sistema politico abbattendo il bipolarismo, tradire il loro mandatario politico e amico di ieri, arruolarsi variamente a seconda delle circostanze. Pisanu combinò poco con la banda dei quattro e Zaccagnini. Gli ammazzarono Moro, Craxi spadroneggiò, e il pentapartito fu fatto fuori solo a cannonate dalla procura di Milano. Poi si è messo con Berlusconi, ha contato nella vita del paese, ha fatto le sue battaglie, ha fatto per quattro anni il ministro dell’Interno (molto bene: ha gestito da par suo gli antagonisti, ha arrestato Provenzano). Deciderà lui se tradire o no il suo passato, e insieme ad esso la sua capacità di incidere, per un piatto di lenticchie andate a male. Ma sarebbe consigliabile che si battesse per una uscita ordinata e significativa, dunque non parricida, dal berlusconismo, e contro equivoci incomprensibili, e per le sue idee di cattolico militante. Scajola ha obiettivamente meno da pretendere per gli incidenti che gli sono capitati (meglio l’accusa di omicidio toccata ad Andreotti che quella a sua insaputa toccata a lui); ma anche lui ha conosciuto la galera e il dolore, è stato oggetto di speciali attenzioni, e con Berlusconi è tornato libero di essere qualcosa di più che un ras locale. Mediti su questo, e sia saggio. Riccardi è personalità complessa, pencola a sinistra, vuole il sociale e gli zingari, rievoca una Dc degasperiana che secondo me nella sostanza non c’è mai stata, ma ha diritto di decidere: si decida ad uscire dal criptico palloccoloso e dia un’impronta culturale seria alla sua scelta, o di là o di qua. Nel Terzo polo sociale, destinato a sottomettersi alla sinistra, continuerà a fare molti convegni. Lupi e Formigoni gareggino pure, ma non rompano (è Formigoni quello più tentato) le regole di una gara in cui non si gioca contro la propria porta (e Lupi sia compagno di opere buone, e provi a far fare al governo il suo mestiere invece di occhieggiare di tanto in tanto). Casini dovrà scegliere, la rendita finisce con l’organizzazione di un dopo, di una prospettiva: il suo posto è tra i popolari senza Berlusconi (lo riconosco), ma nei tempi e nei modi assennati che non possono portare, sogno che si farebbe incubo, alla auspicata (da Pomicino) fine del bipolarismo. Tutta la storia di Casini è quella di un Dc che ha abbastanza capito la lezione di Ruini: e ora la vuole riscrivere malamente? Rutelli è un democristiano anomalo e margheritico, ma forse il più democristiano di tutti. Anche lui è stato chiaro e significativo quando si è astenuto per coscienza e cultura al referendum di Ruini e nostro sulla fecondazione artificiale. Insomma, tutte le varie specie della grande democristianeria italiana, vecchia e nuova, dovrebbero andare dove gli detta il cuore, ma lì dove si troveranno dovranno vincolarsi a fare qualcosa di ratzingeriano, sennò finiranno farciti nei pasticci che la loro anima diccì peggiore già sta preparando. Ci sarebbero poi il presidente del Senato, Schifani, e perfino il segretario del Pdl, Alfano. Il loro posto è la rifondazione berlusconiana, lavorare perché dal peggio di queste convulsioni esca il meglio. Chiaro. Chiaro?
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
